venerdì 31 agosto 2012

Fuga

Voglio osare di più con me e con voi, e mettere per scritto una cosa che mi ha sempre terrorizzato di me.
Fuggo.

Non l'ho mai detto alla gente: non ho mai rivelato questo lato del mio carattere che non riesco a controllare e ad eliminare, anche se vorrei. Ma vedrò di spiegarvi meglio.

Sarò molto conciso, temo l'affetto. Temo il rapporto solido che può crearsi con una persona: il mio io, o non so chè, ama le relazioni superficiali e alla nascita: dà tutto per queste persone, anche se loro dan poco. Ma quando tutto inizia a farsi troppo serio, troppo stretto, quando sento che quella persona ci tiene a me, si fida, scappo. Il mio io scappa provocandomi un senso di nausea nei confronti di quella persona.

Sapete, un anno fa ero con quella che dovrebbe essere la mia migliore amica - o almeno di quel periodo, anche se non riesco proprio a considerarla tale; ho difficoltà nel ritrovare un "migliore amico" tra le persone che mi circondano, magari in futuro vi parlerò anche di questo -, e ad un certo punto mi abbraccia; ho risposto, ma in un modo talmente freddo e forzato che non capisco come non se ne sia accorta. E ho provato seriamente disgusto per me stesso. La gente non fa altro che volermi bene nel modo più sincero, e io le ripago, seppur non intenzionalmente, con semplicemente del disgusto.

Però mi è capitato che questo non si verificasse: qualche anno fa - penso due-tre, non ricordo con precisione - legai molto con una persona che mi ha reso la persona dubbiosa che sono ora, ma a cui comunque ho voluto molto, ma molto bene, in un modo che io stesso non avrei mai immaginato. No, non ho amato questa persona, almeno non penso... Forse all'epoca avrò equivocato, ma ora come ora, con occhi nuovi e critici non mi sembra fosse amore. In ogni caso, ci avvicinammo in un modo quasi intimo, parlando di tutto - è una persona che non ho mai visto di persona, nè probabilmente vedrò -, e parlaci mi fece sentire bene, ma in un modo mai provato prima. Il punto è che è stata l'unica persona con cui non ho sentito questa ripulsione. Se qualcuno leggerà mai questo intervento penso sarà incuriosito dalla fine di questa persona - io lo sarei -: ebbene, è quasi completamente scomparsa dalla mia vita, il chè non va oltre il vedere il suo nome su FB, e parlarci di tanto in tanto. Dopo qualche settimana litigammo, e ho trascorso un anno per mettermici una pietra sopra e dimenticarla.

Il punto è, perchè vi racconto questo? Semplice: avete una stima troppo alta di me. Io sono tutt'altro che una persona buona e bella - interiormente parlando, esteriormente ho già fatto capire di quanta poca autostima sia dotato -, tutt'altro, e questo potrà aiutarvi a capire che razza di persona disgustosa sono.
Vorrei tanto dirvi "Statemi lontano" ma non ne ho il coraggio sinceramente. Non sono masochista, e da solo io non ci sto stare; quindi, non lo so. A vostro rischio e pericolo.

giovedì 16 agosto 2012

Addio amici addio

Nulla di serio questa volta, volevo solo salutarvi! Domani parto alla volta di Ugento, in provincia di Lecce, per giorni di campeggio con i parenti. Sprizzo felicità da ogni poro della mia pelle.

Che dire? Aspettatemi e non andatevene. Ci si vede il 27 ragazzi, e come è solito dire lo psicologo della mia scuola, buona vita!

Sogno di una notte di mezz'estate

Ho bisogno di mettere giù questo sogno, è troppo strano. Sono esattamente in campagna, nell'esatto posto in cui mi trovo ora, solo che la struttura è completamente diversa.
Attorno a me è tutto abbastanza deserto, notturno, forse crepuscolo non saprei, c'è un blu nel cielo scuro, grigio, ma ancora con una traccia di luce.

Passando alla struttura - è questa la cosa più curiosa -, sembra un edificio neoclassico, su modello di alcuni edifici di Palladio. Ora come ora, pensando al colore, mi vien da pensare al bianco; come materiale, non ho idea di cosa fosse, mi vien da pensare a marmo o pietra. E' sopraelevata, infatti quando solo all'esterno lo sono su una specie di balcone che circonda tutta la struttura. Non mi sembra di ricordare alcun ingresso, c'è una ringhiera dello stesso materiale della casa penso,  composto da colonnine distanziate una 30ina di centimetri, che delimitano questo balconcino. So che nella facciata anteriore c'è un'apertura che porta all'interno della struttura, ma non ricordo cosa vi sia - i processi onirici han già agito su buona parte del sogno -, ricordo solo che vi intravedevo buio. Dell'interno ricordo solo una sala posteriore, un gran salone sviluppato in lunghezza, e al termine di questo stanzone (e della struttura stessa) una specie di camino, con una lampada se non sbaglio, che si accendeva da sola. Ricordo che avevamo riempito un contenitore di acqua (da dove?) per spegnere la luce, o il fuoco - ricordando lo sfrigolio a contatto con l'acqua mi vien da pensare a qualcosa di molto caldo -.E dalla parte opposta a questo camino vi erano delle scale, che non so dove portano. In tutto questo mi sembra di ricordare delle colonne  all'interno del salone, forse solo in 2/3 della stanza, ma non ne sono sicuro.

Due ultime cose: c'era qualcosa all'esterno, qualcosa che aveva allarmato me, mia zia e la 3° persona che era con noi; qualcosa di strano e inquietante. E sentivo una presenza, sentivo di provare nel sogno lo stesso stato d'animo che provo quando sono solo, a casa, al 2° piano.

Che cosa vuoi dirmi cervello?


mercoledì 15 agosto 2012

Miss u Rome

Sapete? Ho visto Roma una sola volta, il dicembre dello scorso anno, e ne sono rimasto incantato. Ovunque si posasse lo sguardo vi notavo storia, arte, cultura, mistero, ma soprattutto vita. Roma è la vita, la vita che desidero. Nel suo caos, nella sua esplosione di gente, nella sua aria da capitale. Son sicuro che Roma potrebbe rappresentare l'ultima tappa della mia maturazione.

Ecco un dialogo estratto dal film "The hours" - per chi non l'avesse mai visto, ve lo consiglio vivamente -.


Leonard: È stato fatto per te! Perché tu potessi salvarti! È stato fatto per amore! Se non ti conoscessi penserei che sei un'ingrata.
Virginia: Mi dai dell'ingrata. Tu stai dando a me dell'ingrata. Mi è stata strappata di dosso la vita! Tu mi fai vivere dove non desidero vivere, tu mi fai vivere una vita che non ho voglia di vivere! Com'è accaduto? [siede sulla panchina] È ora per entrambi di tornare a vivere a Londra. Mi manca Londra. Mi manca Londra e la sua vita.
Leonard: Non sei tu che parli Virginia. Questa è la voce della tua malattia. Non sei tu.
Virginia: Questa è la mia voce, è mia e mia soltanto.
Leonard: È la voce che senti.
Virginia: Ti dico di no. Questa è la mia! Io muoio se resto ancora qui!
Leonard: Se tu fossi lucida Virginia ricorderesti che è stata Londra a farti sprofondare.
Virginia: Se io fossi lucida? Se io fossi lucida. Se io fossi lucida, Leonard, allora ti direi che combatto da sola nell'oscurità, nel buio totale, che io sola conosco, io sola conosco la mia vera condizione. Tu convivi con un terrore hai detto, con il terrore che io ponga fine ai miei giorni, Leonard ci convivo anch'io. Questo è un mio diritto. Questo è un diritto che ha ogni essere umano. Io non scelgo la soffocante anestesia dei sobborghi ma, le violente scosse della capitale. Questa è la mia scelta. Anche al paziente più miserabile e reietto è concesso di poter scegliere della propria cura e del proprio destino. Afferma così la sua natura umana. Io vorrei per la tua felicità poter godere di questa quiete, ma se la scelta obbligata è tra Richmond e la morte, io scelgo la morte.
Leonard: Molto bene e Londra sia. Torniamo a Londra. Hai fame? A me è venuto un certo appetito.
Virginia: [...] Andiamo. [camminano verso l'uscita] Non si può trovare la pace sottraendosi alla vita Leonard.

 Roma è la mia personale Londra. Mi piace stare qui, ma al contrario di quanto possano dire i miei cari amici io appartengo a Roma, e ne sono sempre più sicuro.
Mi rivedo in Rachel quando sogna New York e la NYADA, mi rivedo in Virginia Woolf quando desidera abbandonare la pace della campagna e tornare alla vita, alla morte della città.
La sola differenza tra me e la Woolf è che la mia morte consiste nelle persone che mi circondano.
Devo sfuggire alla morte per tornare alla vita.

Rome, I miss u.

martedì 14 agosto 2012

Flusso di coscienza

Poco fa mi hanno inviato un messaggio che mi ha mandato giù. Inviato per lo più da una delle persone che considero più vicine a me.

"Effettivamente sei proprio represso e sei uno spettro."

Non ho idea di cosa significhi sinceramente, l'uso di parole pragmatiche ai fini di un falso essere intellettuale lo trovo riduttivo e offensivo, tra parentesi. Più che altro è quel tono arrogante e accusatorio che mi viene rivolto contro.

L'altra sera mi han invitato ad una festa. In un primo momento ho detto sì, poi mi è preso lo scazzo e ho lasciato stare. Tweet di risposta "Che delusione.", sempre dalla stessa persona.

Penso che il messaggio si riferisca alle mille domande di Ask e a Twitter, non trovo altra ragione. E, alla luce di questa riflessione, mi vien da bestemmiare. Sapete? Il bello dei telefilm è che vi trovi sempre i personaggi che vorresti accanto a te: ti ci affezioni, li consideri quasi fratelli, e sei costretto a convivere con la consapevolezza che non potran mai essere tuoi, accanto a te. Il punto è, perchè non possono? Se poi conosco le persone giuste, o sono lontane o sono irraggiungibili.

Non ha senso quest'intervento, sembra più un flusso di pensieri.

Proseguendo... Per quanto le persone che mi son vicine non rispettano i canoni che sognavo e sogno, son riuscite comunque a conquistarmi, son riuscito a fidarmi di loro. Però dopo quest'ultimo periodo non so più.
Speravo twitter potesse offrirmi la fuga di cui avevo bisogno. E lo sarebbe anche stato se non avessi compiuto il madornale errore del confondere vita virtuale con vita reale. Non lo fate, mai.
La gente con cui più sento ed esco ha letto i miei sfoghi su Ask, su Twitter, legge dei miei dubbi, legge della mia angoscia, legge del mio odio verso me stesso. E ovviamente infierisce con continue battutine, con continui tentativi di umiliazione - non so se volontari o no, ma non mi importa nemmeno tanto -. E mi chiedo, perchè la mia vita fa schifo e si deve aggiungere la gente che ritenevo importante a peggiorare la situazione?

Inizio a pensare di essere sbagliato io sinceramente. Di aver qualcosa di negativo con me che mi impedisce di vivere come le altre persone.
Non so più davvero che pensare. L'idea di andare da uno psicologo mi sembra sempre più ragionevole.

Confermo, non ha senso questo post.

lunedì 13 agosto 2012

Welcome characters


Riprovo con l'opzione blog. E' l'ennesimo tentativo che faccio, spero non vada male come gli altri.

Sapete? Invidio la gente che riesce a parlare con la gente, perché significa che si fida di quella gente a tal punto da riuscire ad aprirsi completamente. Bè, per me non è lo stesso, anzi. Non che non mi fidi della gente, anzi, però mi dà sempre prova, anche con piccole cose, frasi, gesti, di non potermi capire. O forse non volermi capire, non lo so.

Fatto sta che da quest'ultimo periodo non riesco più a tenermi tutto dentro: ormai sto affrontando con coscienza la cosa, sto cercando di capirmi, e contenere tutto ciò mi è impossibile, sento che potrei scoppiare. Perciò ti ringrazio, lettore invisibile, per il leggere questi miei sfoghi e lo starmi vicino. probabilmente non esisterai, ma forse per il mio cervello basterà. Forse.

Welcome characters. O forse sarebbe meglio dire re-welcome.