domenica 23 ottobre 2011

Fenomenologia della Morte

Premessa. La morte è un qualcosa di totalmente imprevedibile, e sconosciuto. Ergo, l'uomo ha paura di essa. Tuttavia non guarda: avete mai fatto caso al viso dei morti, e alla pace, alla tranquillità che il loro volto esprime?
Sono immersi in una pace eterna, lontani da preoccupazioni e dolori terreni. Non si sa cosa gli (e ci) aspetta: forse dipende dal nostro credo, che ci indurrà a proseguire la morte come nostra idea da vivi; forse è tutta un'illusione, e ci sveglieremo da un lungo sogno che è stata la vita; forse nulla.
Fatto sta che non sarà dolore. Sarebbe una punizione eccessiva e disumana: ogni uomo, chicchessia, prova dolore, e ha diritto alla pace, quali siano state le loro azioni o le loro colpe.

Classificazione della fenomenologia della morte. Ci sono due tipologie di morte: la morte degli sconosciuti, dei parenti/amici e la morte dei famosi.
Si potrebbe applicare questa distinzione semplicemente alle persone, ma non è così: la fenomenologia della morte cambia radicalmente, dipendentemente da chi muore. Entriamo nei dettagli.

Fenomenologia delle morti


1. Gli sconosciuti
Ormai ci siamo abituati alla morte: ne abbiamo sempre paura, ovvio, ma la morte non ci provoca più tanto scalpore; è diventata un qualcosa di quotidiano, con cui conviviamo.
Se qualcuno viene ucciso con la pistola, con un pugnale, per una strage, per un'epidemia, per morte naturale... Non facciam altro che ascoltare la notizia con fare cinico, e sputare qualche commento di falsa compassione e dispiacere. Falso perchè si è giunti ad un punto di non ritorno: la morte diventerà fonte di eccitazione, emozione; la morte di un qualcuno sarà una bella notizia, che movimenterà la nostra patetica vita.

2. Gli amici e i parenti
La fenomenologia degli amici e dei parenti, in particolare (per il legame di sangue), è una delle più complesse, per il semplice fatto dell'essere imprevedibile. Varia dall'apertura mentale di una persona, e dal legame che vi è con la persona scomparsa: la fenomenologia è inversamente proporzionale al primo fattore e direttamente proporzionale al secondo.
Poichè esaminare ogni caso andrebbe oltre le capacità della mia limitata mente, proverò ad esprimere  la fenomenologia in generale.

1. La sorpresa e l'incredulità: la notizia, in un primo momento, crea scalpore, ma parliamo di un brevissimo momento.
2. Il pianto: il pianto è una fase importante nella fenomenologia, perchè dimostra la sincerità del legame, e permette alla persona di sfogarsi. Una negazione del pianto non può che essere controproducente, per il semplice fatto che causerebbe un accumulo di angoscia, tristezza, malinconia, di cui la persona non beneficerà.
3. La solitudine, l'anti felicità: ecco l'ultima fase della fenomenologia della morte dei parenti e degli amici; la persona si rinchiude in un involucro temporaneo in cui desidera semplicemente protezione, e niente che possa nuocere al suo stato emotivo, e alla maturazione della morte. In questo momento si matura l'effettiva morte del caro, e si detesta ogni minimo accenno di felicità o spensieratezza. Questa fase non ha una durata standard, tutto dipende sempre dalla persona, ma è un processo regressivo, che porta alla maturazione definitiva del lutto e al ritorno alla pace.

Potrebbero comparire la negazione della morte, oltre ad altre varie implicazioni, ma magari lo lasciamo a qualcuno non più esperienza di me.

3. I famosi


Quest'ultima fenomenologia è la più interessante dal punto di vista psicologico, perchè rivela l'aspetto cinico e ipocrita dell'uomo. Come si procede in questo caso.

1. Sorpresa, che fosse un personaggio conosciuto o no.
2. Compianto del morto (Ipocrisia): si inizia a compiangere la persona scomparsa, nonostante si ignorasse chi fosse fino al giorno prima, di quanto è stata importante etc.
3. Maturazione del lutto alla fine della giornata in cui si è ricevuta la notizia della morte.

Questo, effettivamente, fa emergere all'uomo il suo lato più spregevole.

3 commenti:

  1. La morte rappresenta la fine di ogni principio vitale e l'ineluttabilità del destino umano. Così come c'è un inizio vi è anche una fine. A volte la morte ci cammina affianco, ci sfiora con la sua mano gelida. C'è chi la conosce troppo presto nella vita, chi deve giocarci a scacchi per poter avere uno sconto. Spesso ti sorride e ti invita a seguirla, sfoggiando tutte le sue doti seduttive, e rifiutare il suo invito può a volte risultare molto difficile.
    Spesso arriva e basta, non importa chi tu sia o cosa hai fatto nella tua vita, puoi essere una persona famosa o una qualunque ma di fronte a lei questo non ha importanza. E' l'unica
    cosa di cui si può essere sicuri, cioè che la morte non ha alcun tipo di pregiudizio.
    Grazie, Alce, per farci riflettere.

    RispondiElimina
  2. Mi è piaciuta particolarmente una delle tue ultime frasi Tati. "E' l'unica cosa di cui si può essere sicuri, cioè che la morte non ha alcun tipo di pregiudizio."

    Dovremmo prendere esempio dalla morte: alla fine non è che un'elegante donna, semplicemente non è materiale. E forse è questo il problema: quando ci distaccheremo dal materiale e dal terreno saremo capaci di Osservare con la O maiuscola, con occhi nuovi e senza schemi imposti :)

    RispondiElimina
  3. E' quello che penso anch'io. Quando finalmente saremo liberi dalle imposizioni della materia allora potremo veramente essere Obbiettivi nell'osservare e nel giudicare. Allora tutto ci sembrerà per ciò che è veramente, cioè infinitamente più semplice di quello che crediamo.

    RispondiElimina